NON IMPORTA QUALE CIMA SI SALE QUANTO LA CAPACITA' DI SOGNARLA



giovedì 25 luglio 2019

DOPPIO GIRO AL GRAN SASSO 29 GIUGNO E 20 LUGLIO

MARCO, ANDREA ED ENRICO  alla Chiaraviglio - Berthelet al Corno Piccolo. 29 giugno 2019
Prima salita: Curio Chiaraviglio, Ettore Berthelet, 9 settembre 1918.
Era da tanto che Marco aveva adocchiato questa storica via sul corno piccolo. Roba di altri tempi, decisamente. E come l’abbiano trovata i primi salitori è un mistero perché, con difficoltà max III/IV, girovaga lungo l’articolata cresta Sud del Corno Piccolo (si aggirano la Punta dei Due, il Torrione Aquila e la Torre Cicchetti). L’attacco è sotto la Sella dei Due Corni e, se si vuole salire alla vetta del Corno Piccolo, lo si fa attraverso la Danesi. La nostra versione è finita con una calata di 60 metri sulla Danesi consentendoci di rientrare ad un’ora quasi decente. Eravamo partiti molto presto da Campo Imperatore facendoci carico di un avvicinamento piuttosto importante. Ed il ritorno, con la risalita al Passo del Cannone, è stato “allenante”, se vogliamo trovare un elemento di utilità. Dormire al Franchetti avrebbe reso l’”impresa” decisamente più soft.








MARCO, ENRICO E ALBERTO sulla cresta nord-est del Corno Piccolo 20 luglio 2019

Ancora Corno Piccolo…

Cresta nord-est del corno piccolo, 20 luglio 2019

Si sa, spesso si va a periodi. E questo è il periodo del Corno Piccolo. Non sazio della Chiaraviglio Berthelet, Marco propone di affrontare la classica e panoramicissima cresta nord-est. Enrico coglie l’occasione e offre l’esca ad Alberto per un uscita che compensi un po’ il 4000 che avrebbe voluto fare ma per il quale non ha trovato compagni.
Si tratta di una via di ambiente bellissima, descritta a volte con eccessivo understatement. Le difficoltà tecniche, come si dice, sono concentrate nei primi due tiri e non superano il IV+ (del GranSasso!). poi si prosegue su II/III. Ma la via è lunga e con passaggi esposti (che ti aspetti da una cresta!). Le cordate più celeri, di due e che optano per molti tratti free, possono impiegarci 3 o 4 ore (per la sola salita in cresta). Cordate di tre persone e che “osano” meno pure 6 ore. Anche la discesa può essere più o meno rapida (Canalone nord, Danesi, Normale). La nostra giornata, compresa una discesa “normale”, è stata lunga 12 ore.
Dopo aver dormito ai Prati di Tivo, la mattina presto siamo saliti ai “laghetti” (o belvedere). 350 metri di dislivello in più, rispetto a prendere l’impianto di risalita dai Prati, ma volevamo guadagnare un paio d’ore.
Di primo mattino, la parete est del Corno Piccolo è illuminata dal sole, la parete nord è invece al buio: la linea di confine tra luce e ombra è esattamente la linea della via. Alle nostre spalle il sole inizia a risplendere sull’Adriatico vicinissimo.
Marco si fa carico dei primi due tiri (ma quanto resistenza fanno le corde quando devi recuperare!), Enrico allevia il lavoro nella parte centrale, prima di provare, brevemente, una “conserva protetta” e cedere, finalmente, ad un liberatorio (e facile) “free solo”.
A tratti incrociamo sulla salita due cordate pugliesi e poi una romana. A ridosso della croce di vetta scambiamo due parole con un primo di cordata, di Cesena, che stava recuperando il suo secondo in uscita dal Monolito. Tutt’altra storia!.
Ritornati all’auto ci aspetta un rientro di oltre tre ore ma una pizza con porchetta che ci siamo concessi on the road farà parte dei ricordi di una bella giornata di amicizia e montagna.
Qui di seguito una sintetica descrizione della via di salita.
L’attacco (quota 2330 mslm) si raggiunge, dopo aver percorso un breve tratto del sentiero per il Ventricini, risalendo i ripidi pendii per lo più erbosi che costituiscono lo zoccolo del Corno Piccolo.
Il primo tiro si svolge all’interno di un canale-camino (ovvero sul crestone di destra) che poi diviene fessura (IV+). Il secondo salto si supera entrando in un camino a due metri a destra del filo di cresta. Si prosegue per un diedro, si supera un grosso roccione e poi una parete. (III,IV). Si raggiunge, poi, una terrazza a quota 2410 metri circa. Si percorre un altro tratto ripido, a volte proprio sul filo di cresta con un panorama incredibile, che porta su un primo spallone; poi segue un tratto orizzontale (siamo a circa 2450 m). Sempre lungo il filo di cresta, si raggiungere l’Anticima Nord (m 2585). Si scende, leggermente a destra, ad un intaglio che divide l’Anticima dalla Vetta. Si sale l’ultima parte di cresta per ripide placchette (fino a III) e si raggiunge la cima nei pressi della croce di vetta (m 2655).






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